sabato 6 luglio 2013

Vivi e lascia vivere....e poi?

L'idea per questo post e' scaturita durante la visita al Van Gohg musuem in Amsterdam. Una visita fantastica nella prima settimana di Giugno. E senza i mostriciattoli in piu'. Rilassante, culturale, splendida citta' perfetta per un 4 giorni.
Visitando il museo ho potuto notare come la pazzia di fotografare ogni singolo quadro con iphone, ipad, macchine digitali sia diventata una fobia ormai. E non solo fotografare ma anche fare interi video di un quadro. E poi quello dopo e poi quello dopo.
Ho iniziato a criticare mentalmente e poi mi sono detto che non fanno male a nessuno. Semplicemente a me piace godermi un museo del genere (stupendo allestimento) in modo diverso, con occhi naturali. Godermelo in quel momento. Anche perche' non posso immaginare le stesse persone a casa che riguardano esaltate le foto o video. Semplicemente lo fanno avendone il mezzo tecnologico per poterlo fare.
Ma secondo voi non bisogna avere un opinione verso tendenze del genere? Non bisogna prendere una posizione di parte (critica o appoggio)?
Ho iniziato a pensarci soprattutto da un punto di vista educativo e di genitore. Se ogni "moda" della societa' per quanto innoqua non viene "conversata" non esistera' piu' il senso critico, le nuove generazioni non potranno avere quella sensibilita' di capire cosa ha senso e cosa no. Perche' tutto viene lasciato neutro, tutto va bene finche' non infrange la liberta' altrui. Ma che poi la bolla dove ognuno vive, non fa semplicemente parte di una bolla piu' grande della nostra societa'?
Sto invecchiando e diventando acido ? 


sabato 29 giugno 2013

Cannery Row - John Steinbeck

"It has always seemed strange to me", said Doc, "The things we admire in men, kindness and generosity, openness, honesty, understanding and feeling are the concomitants of failure in our system. And those traits we detest, sharpness, greed, acquisitiveness, meanness, egotism and self-interest are the traits of success. And while men admire the quality of the first they love the produce of the second."

mercoledì 15 dicembre 2010

L’assurdita’ americana: le cake che non sanno di nulla.

Come ho potuto in tutti questi anni di blog non parlarvi di una delle assurdita’ piu’ grandi della cultura Americana popolare. Le cake o altrimenti dette in italiano “le torte”. Da non confondersi con le pie, tradotte anch’esse con torte in italiano o i famosi bread, che non hanno corrispettivo nella lingua rossa, bianca e verde.

Ma forse e’ bene andare con ordine. All’inverso. I bread, letteralmente detti pani, sono dolci perfetti per la colazione. Lunghi, panosi, tagliati a fette, vengono spesso cotti con all’interno uvetta o noci, con lo zenzero (ginger bread) con le banane (banana bread) e con la cioccolata.


Le pie sono quelle di Nonna Papera. La torta alle mele, alle ciliege o amarene o altra frutta sono molto dolci e con la caratteristica forma rotonda. L’interno e’ ripieno di frutta o confettura e pasta simil frolla o brise’ costituisce il tetto e pavimento della pie.


Ma le cake sono quelle che mi sfuggono. In italiano dovrebbero corrispondere a quelle belle torte nuziali con la panna montata, con la crema pasticcera, con la crema al cioccolato, con il gelato se proprio vuoi. E dentro dovrebbero essere un tripudio di caffe’, liquore, cioccolata ancora e via andare.

Ed invece? Ed invece? Cosa mi inventano sti americani sempre cosi' verso gli eccessi. La torta che non sa di nulla. Piatta piatta. Pan di spagna all’interno, solitamente molto asciutto per i miei gusti, un filino di crema pasticcera (ma non fredda, temperatura ambiente) se proprio sei fortunato e poi……..il glazing. Che e’ quella ricopertura globale che c’e’ su tutte le torte. Non e’ freddo, non e’ neanche saporito ….semplice zucchero. Per carita’ con il glazing ci fanno di tutto, colori, forme, scritte. ….e la combinazione pan di spagna/glazing permette loro costruzioni che meglio di un architetto..

….ma poi quando prendi il primo cucchiaino e gia pregusti il degustare un cosa “porcosissima” rimani deluso, disgustato e preso in giro. Mentre loro ne dicantano non so bene quali caratteristiche (amazing) segrete.


Contenti loro…io mi faccio una cioccolata calda.


Saluti

lunedì 29 novembre 2010

mercoledì 17 novembre 2010

Scienza e vita pratica


Cari miei, eccomi di nuovo a voi.
Come dicevo nello scorso post il lavoro va bene e mi piace molto. Da un anno a questa parte ho iniziato a concentrarmi maggiormente su aerosol, cioe' tutte quelle particelle che respiriamo e che spesso possono causare problemi alla salute. Piu' nello specifico aerosol in occupational setting, o meglio in ambienti di lavoro. Ed in miniera con silica, polvere di carbone e polveri da motori diesel ...non abbiamo di che annoiarci.
Per quanto il mio lavoro sia molto vicino alla vita dei minatori e sia molto "pratico", a volte mi trovo a dover spiegare cosa sto facendo giorno dopo giorno. La vita di un ricercatore e' un po' come quella di chi vive in convento: ore e ore in ufficio a scrivere o in laboratorio con lunghi esperimenti, grandi attivita' di gruppo ma anche pensate solitarie. Poi, per poter "vendere" i propri dati, l'aspetto statistico e' fondamentale: un esperimento non fa primavera ma troppi esperimenti sfiancano il budget...la statistica in quel caso risulta molto utile.
E proprio facendo statistica su dati raccolti durante uno studio, mi sono incuriosito per il nome di un procedimento statistico: il t-test inventato da tal Student. Non avevo mai capito se il test avesse come denominazione Student (studente) o se fosse ritenuto talmente elementare che anche gli studenti erano in grado di usarlo.
Ed invece la storia che si cela dietro a questa formula statistica e' molto piu' interessante e inaspettata. Irlanda, inizio ventesimo secolo, la Guinness era l'azienda di punta di una intera nazione. Produzione enorme, distribuzione oltreoceano. Mercato enorme per un prodotto che era (ed e' ancora) artigianale. La gestione del luppolo, lieviti e ingredienti e' segretissimo ma tale gestione necessitava analisi attente e aver a che fare con una mole di dati enorme.
Cosa capita ? Un tal Gosset che lavorava come mastro birraio ma che aveva studiato a Oxford matematica e chimica, ti inventa il t-test per studiare tutti i dati. Formula accattivante e veloce per capire come cambiando un parametro nella ricetta della birra si puo' influenzare il prodotto finale. Vorrebbe anche publicare la sua idea di processo statistico ma il suo capo gli dice che per mantenere segreta l'attivita' da "industria" della Guinness, avrebbe dovuto publicare sotto pseudonimo. Cosi' Gossett sceglie Student come pseudonimo.
E tuttoggi milioni di persone usano il suo procedimento e ne beneficiano non solo in laboratorio ma anche al bar per una bella bevuta.
Salute a tutti !!

martedì 9 novembre 2010

First of all some info....

Niente fronzoli. entriamo nel vivo.
Come promesso ecco le novita' del blog. La grafica come avete potuto vedere ha ricevuto un minimo lifting. Poca roba, ed il coloro preponderante e' ancora l'arancione. Non ce la faccio ad abbandonarlo per ora.
Qui a sinistra potete godervi la vista dalla nostra cucina due giorni fa. Il backyard e' pieno di foglie gialle ormai. L'autunno e' una stagione piacevolissima per i colori ed il calore che porta con se: e' tutto un rifiorire di rosso, arancione, giallo, porpora e possiamo ancora uscire nel cortiletto spesso senza giacca. Presto il gelo arrivera'. La promessa che mi prendo con voi e' di cambiare questa foto ad ogni nuovo post ma di mantenere la stessa postazione.
E la novita' piu' grande saranno i post. Cerchero' di postare una volta alla settimana cambiando il tema di volta in volta. Cultura americana, vita nostra personale, vita lavorativa e .........beh non voglio dirvi tutto adesso.
Dal momento che e' da tempo che non vi dico nulla di noi e' giunto il tempo di aggiornarvi un poco. Cerchero' di essere breve, tranquilli.
Dopo aver passato un Luglio e Agosto campeggiando in casa nostra causa cucina (ed in pratica piano terra) impraticabile, da inizio Settembre siamo tornati alla normalita'. Io il lavoro va bene: ho viaggiato molto a ovest tra Agosto e Settembre. Sono stato talmente tanti giorni in Nevada (Reno e Elko) che temevo di dover pagare le tasse anche la' salvo poi scoprire che i Nevadesi le tasse statali non le pagano. Ho anche visitato posti fuori dagli itinerari soliti. Per esempio ho trascorso qualche ora al Salt Flat in Utah: zona con immense distese di sale famosa per le corse contro i record di veicoli bizzarri. Da vedere una volta e bon.
Fra ha iniziato il nuovo corso all'universita' e Teresa se la spassa all'asilo due volte alla settimana. Teresa onestamente se l'e' spassata per tutta l'estate con i bimbi della strada. Una banda di teppe dai 2 ai 15 anni che trascorrevano mattine e pomeriggi davanti casa. Non oso pensare cosa capitera' tra qualche anno. Attendendo quel momento la teppa ha iniziato a evidenziare caratteristiche ribelli: da qualche giorno la troviamo nuda nel letto quando si sveglia dal pisolino pomeridiano.
Niente vestiti, urlante in piedi che sventola il pannolino ....allarme.

giovedì 4 novembre 2010

Un' attesa lunga 56 anni.

San Francisco ha vinto per la prima volta le World Series di baseball. Ed i Giants (intesa come franchigia), un tempo squadra di New York, non le vincevano dal 1954.
Possiamo discutere ore sulla validita' di chiamare il trofeo del campionato americano "serie mondiale", ci possiamo ritrovare tutta la megalomania della cultura americana. Ma onestamente non me ne frega niente di tutto cio'.
Mi frega che i Giants siano riusciti a vincere il campionato alla fine di una stagione da film. Sicuramente non i favoriti all'inizio, senza alcun campione dichiarato, senza nomi altisonanti, con scarti di altre squadre....hanno vinto.

La prima partita del campionato americano di baseball che ricordo di aver visto con mio padre e' stata nel 1989: Giants contro i Cubs nella semifinale dei playoff. Abbiamo vinto quella partita con due fuoricampo di Will Clark (number #22) che e' entrato direttamente ad essere il mio eroe e modello come prima base. Ma nel 1989 i Giants persero il campionato nella serie finale contro Oakland nella famosa serie della baia e del terremoto.

Da allora ho seguito i Giants con passione ma senza esaltazione. Gli anni di Matt Williams e Bobby Thompson, quelli piu' scuri di Barry Bonds (dopato senza ritegno). Un sussulto nel 2002 quando raggiunsero la finale ma senza troppa attesa. E persero.

Ma quest'anno da Agosto mi sono messo a rileggere le statistiche, a studiare il loro calendario e la rincorsa su San Diego primo nel girone. E con l'outsider Colorado a fare da terzo incomodo. E pian piano sono arrivati a superare entrambi all'ultima giornata della stagione regolare che per un appassionato di baseball e' il coronamento di 162 partite. Per arrivare ad Ottobre, il mese dei playoff. Tutti in un mese.

Ed i Giants ci sono andati, ai playoff, da sfavoriti (underdogs). Atlanta li avrebbe regolati dicevano, Bobby Cox (eterno manager di Atlanta) la sa troppo lunga e poi quelli di San Francisco non hanno uomini da portare tanti punti a casa. Ma fin dalla prima partita si e' capito che era sul monte che i Giants avrebbero costruito la loro vittoria. Come sempre accade nei playoff, ma gli americani amanti dei fuoricampo non ci vogliono sentire. E Atlanta e' stata schiantata da errori e dalle faville di Cody Ross (scarto di Florida a meta' stagione e arrivato a San Franscisco come ultimo degli esterni).

E cosi' si e' arrivati a Giants-Philadelphia. I famosi ed ormai famigerati Phillies. Esperti dei playoff e strafavoriti per la vittoria finale (gia da tempo prevista contro gli Yankees). Ed invece anche i ricchi e convinti uomini di Philadelphia (sempre con il sorriso e mai scomposti) si sono arresi in sei partite che potevano essere cinque.

Ma l'apoteosi e' stata nella serie finale contro Texas (poveri Yankees che ridere). La rotazione dei partenti perfetta, solida e assortita. Rilievi consci del loro compito ed un closer forse un po' personaggio ma di quelli mai visti (barbutissimo). Formazione sempre diversa nelle cinque partite della serie. Un MVP deciso con difficolta' dalla giuria perche' quando non c'e' un campionissimo tutti devono sbattersi. Un partita finale vinta con un valido, un altro valido, un bunt da parte di colui che ha fatto piu' fuoricampi in tutta la stagione e che non aveva mai fatto un bunt nella sua carriera, uno strike out ed un fuoricampo. 3 punti per prendersi quell'anello e portarlo nella citta' arancione e nera.

Era tempo che vincessero.

A proposito.....ben ritrovati. Le novita' tra una settimana.